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Giovedì 31 Marzo 2016
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Ambulatorio Counseling Educazione Sanitaria
Home > Specialitą cliniche e servizi > Oculistica > Ambulatorio di Chirurgia Oftalmoplastica

Oculistica
Ambulatorio di Chirurgia Oftalmoplastica

Responsabile:
Dott. Paolo Fogagnolo

Clinica Oculistica
Poliambulatorio Generale – stanza n. 6
(Blocco D – piano -2)

I nostri orari sono:
Sala operatoria: Lun Mattina  (Blocco B, piano 2)
Ven Mattina (Blocco B piano -1)
Ambulatorio: Lun pomeriggio (14.00 - 15.00) su appuntamento

Cosa vuol dire accesso libero?
Significa che i pazienti non devono effettuare la prenotazione ma possono presentarsi direttamente agli ambulatori nell’orario indicato per essere visitati dalla nostra equipe, portando con sé l’impegnativa del medico curante per visita oculistica.

Visite:
I pazienti con patologie rimborsabili dal servizio sanitario nazionale eseguiranno le visite / interventi previo pagamento del ticket.
I pazienti con patologie estetiche senza problemi funzionali potranno invece usufruire del regime di libera professione del  Dott. Fogagnolo per effettuare gli interventi.

Lista di esami pre-operatori

Sarebbe auspicabile che il Medico di famiglia rilasciasse una breve relazione sulle condizioni generali del paziente e sulla idoneità ad intraprendere un intervento di chirurgia palpebrale in anestesia locale

- Visita cardiologica + elettrocardiogramma

- Esami ematochimici di routine:
Esame emocromocitometrico
S-glucosio
S-creatinina
S-alanina aminotransferasi
S-colinesterasi
S-creatina chinasi
S-sodio
S-potassio
Tempo di protrombina (PT)
Tempo di tromboplastina parziale
S-Treponema Pallidum Ig
S-HBsAg
S-HCV-Ab

Consigli PRE-operatori

PRIMA DELL’INTERVENTO
- Informare il chirurgo di qualsiasi eventuale trattamento con farmaci (soprattutto anticoagulanti, cortisonici, contraccettivi, antipertensivi, cardioattivi, ipoglicemizzanti, antibiotici, tranquillanti, sonniferi, eccitanti).
- Sospendere l’assunzione di medicinali contenenti acido acetilsalicilico (es. Ascriptin, Aspirina, Bufferin, Cemerit, Vivin C, ecc.) almeno dieci giorni prima dell’intervento.
- Sarebbe auspicabile che il Medico di famiglia rilasciasse una breve relazione sulle condizioni generali del paziente e sulla idoneità ad intraprendere un intervento di chirurgia palpebrale in anestesia locale.
- Nell’eventualità che Lei sia affetto da problemi cardiologici, è indispensabile che il Cardiologo o il Medico di famiglia rilasci un parere positivo all’intervento e all’eventuale uso di anestetici locali contenenti adrenalina 1:200.000.
- Segnalare la presenza di patologie oculari (per es. glaucoma). E’ comunque opportuno effettuare una visita oculistica prima dell’intervento.
- Eliminare o ridurre il fumo almeno una settimana prima dell’intervento.
- Segnalare immediatamente l’insorgenza di raffreddore, mal di gola, tosse, malattie della pelle.
- Procurarsi un paio di occhiali da sole, utili per mascherare le inevitabili ecchimosi perioculari.
- Ricordi che è obbligatorio per il medico metterle a disposizione tutte le informazioni del caso con anticipo e fornirle tempo necessario per formulare domande ed esporre dubbi.

ALLA VIGILIA DELL’INTERVENTO
Praticare un accurato bagno di pulizia completo; lavare i capelli; rimuovere lo smalto dalle unghie delle mani e dei piedi; struccare accuratamente tutto il viso, con particolare attenzione alla rimozione del mascara dalle ciglia.

IL GIORNO DELL’INTERVENTO
Mantenere una alimentazione leggera ed indossare abiti comodi, leggeri e in materiali naturali (lana o cotone).
E’ necessario non truccarsi; non bisogna indossare gioielli né alcun materiale metallico.
Non si sottoponga all’intervento se non ha avuto tempo sufficiente per esporre eventuali dubbi e domande al medico.

Consigli POST-operatori

- Nell’immediato post-operatorio è normale sentire bruciore e prurito palpebrale. E’ però di fondamentale importanza non toccare i tessuti operati almeno fino alla rimozione della sutura.
- Piccoli sanguinamenti possono essere normali nei primi due giorni dopo l’intervento. In questo caso, limitarsi a comprimere la regione interessata con garze sterili per circa 10 minuti.
- Nei giorni dopo l’intervento non bisogna bagnare le cicatrici e, più in generale, l’occhio. In caso di secrezioni oculari, può essere effettuata una delicata pulizia delle stesse con garze sterili imbevute di soluzione fisiologica.
- Alla dimissione farsi accompagnare a casa in automobile.
- Riposare alcune ore con impacchi ghiacciati sugli occhi e sulla fronte.
- Dopo un paio di giorni è possibile tornare alle proprie attività quotidiane.
- Per almeno 10 giorni non fumare, non portare lenti a contatto né forzare la vista.
- All’esterno e nei luoghi pubblici, è opportuno proteggere la regione orbitaria con un paio di occhiali, meglio se scuri ed ampi, che saranno molto utili anche per riprendere immediatamente i contatti sociali.  
- E’ possibile truccarsi solo dopo la rimozione dei punti.
- Eventuali trattamenti estetici della pelle del viso possono essere praticati solo con il consenso del chirurgo.
- E’ opportuno dormire in posizione supina fino alla rimozione dei punti.
- Per almeno 1 mese evitare l’esposizione diretta al sole o al calore intenso (es. sauna, lampada UVA)
- Contattare immediatamente il vostro Chirurgo in caso di calo improvviso della vista o in caso di sanguinamento importante.

Al minimo dubbio di un andamento anormale del periodo postoperatorio o per qualsiasi altro problema inerente l’intervento, consultate senza esitazione il Vostro Chirurgo.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO PER I PAZIENTI



Blefarocalasi
Ptosi 
Entropion
Ectropion
Paralisi VII nervo cranico
Tumori palpebre
Patologie delle vie lacrimali (occhio secco, iperlacrim. e dacriocistite) 
Calazio
Pterigio
Patologia del sopracciglio

Blefarocalasi



La blefarocalasi è un eccesso cutaneo a livello delle palpebre, spesso accompagnato anche da un eccesso di grasso (borse adipose). L’intervento ideale per eliminare questi inestetismi degli occhi si chiama blefaroplastica.

Quali sintomi comporta la blefarocalasi?
La blefarocalasi è indicata nei pazienti che si lamentano di uno “sguardo affaticato”, pesantezza degli occhi, invecchiamento del volto ed interferenza con le funzioni visive.

Quale chirurgo scegliere?
Gli interventi per blefaroplastica (come molti interventi di oftalmoplastica) vengono effettuati da diversi specialisti: oculisti, dermatologi, chirurghi plastici, chirurghi generali.
Affidarsi ad un oculista significa porsi l’obiettivo di migliorare l’estetica dello sguardo ponendo attenzione massima al ruolo che gli annessi palpebrali hanno nel proteggere la superficie oculare e, più in generale, l’occhio. Inoltre l’oculista è la figura migliore per la gestione di eventuali complicanze legate all’intervento.

Cosa comporta l’intervento?
L’intervento è mirato alla riduzione dell’eccesso cutaneo e/o adiposo e può essere limitato alla palpebra superiore, a quella inferiore, o interessare entrambe; può essere associata a intervento di ptosi e/o a patologie del sopracciglio. Si svolge generalmente in anestesia locale (ciò significa che sarete svegli e rilassati ma insensibili al dolore) in regime ambulatoriale (dopo alcune ore dall’intervento verrete perciò dimessi dalla struttura).
L’intervento dura in media 1-2 ore e al termine viene applicato ghiaccio per ridurre il gonfiore palpebrale perioculare postoperatorio.
Alla dimissione viene consegnato il foglio di terapia che consiste nell’utilizzo di antibiotico terapia per bocca ed eventuali terapie locali.

Le cicatrici sono visibili?
L’incisione viene eseguita o a livello della palpebra superiore (nascosta dalla piega della palpebra) o a livello della palpebra inferiore (nascosta dalle ciglia). La cicatrizzazione nella blefaroplastica solitamente è ottimale e le cicatrici poco visibili.

E’ un intervento rimborsabile da servizio sanitario nazionale?
In casi selezionati, se la blefarocalasi incide sulla funzionalità visiva riducendo marcatamente il campo visivo, l’intervento può essere svolto con il servizio sanitario nazionale.
Se invece il paziente non ha disturbi visivi significativi, la blefaroplastica viene eseguita in regime di libera professione.

Quali sono i rischi e le complicanze?
Le complicanze legate a questo intervento sono rare e comprendono infezione, sanguinamento, secchezza degli occhi, incompleta correzione. La terapia pre- e postoperatoria rendono questo rischio minimo; il chirurgo oftalmoplastico è in grado di valutare tempestivamente queste condizioni e prevenirle o trattarle evitando cosi di sottoporre il paziente a rischi aggiuntivi.

Ptosi palpebrale



La ptosi è una malattia in cui una o entrambe le palpebre sono abbassate rispetto al loro livello naturale. Questo comporta una riduzione del campo visivo nell’adulto per la difficoltà a mantenere le palpebre aperte. Nel bambino può essere presente dalla nascita e costituire un impedimento al normale sviluppo visivo.

Quali sono le cause più comuni?
La causa più comune della ptosi è il distacco del tendine che collega il muscolo elevatore della palpebra superiore (il principale muscolo che eleva la palpebra) al tarso (lo “scheletro” della palpebra), da attribuire solitamente all’invecchiamento dei tessuti oculari. Altre cause comprendono traumi, esiti di altri interventi chirurgici, malattie neurologiche o muscolari (come la miastenia).
I bambini possono nascere con una ptosi (definita congenita) o acquisirla in seguito per traumi o altre malattie.

Quando è necessario un intervento chirurgico?
L’intervento è consigliato quando la ptosi acquisita comporta una riduzione della funzionalità visiva con perdita del campo visivo superiore o in caso di inestetismo.
In caso di ptosi congenita l’intervento deve essere eseguito tempestivamente per impedire un insufficiente sviluppo della funzione visiva.

Qual‘è lo scopo dell’intervento?
Lo scopo è di riportare la palpebra abbassata al suo livello naturale e di ripristinare la simmetria tra i due occhi. L’intervento può essere isolato (foto 16) o associato a blefaroplastica.

Cosa comporta l’intervento?
L’intervento si svolge generalmente in anestesia locale, in regime di ambulatoriale (la dimissione avviene dopo alcune ore).
L’intervento dura 30-45 minuti per occhio e consiste nel correggere la causa della ptosi mediante una delle seguenti tecniche:
fissazione del tendine del muscolo elevatore al tarso;
accorciamento del muscolo elevatore per aumentarne l’azione;
accorciamento del muscolo di Muller;
sospensione del tarso al muscolo frontale (in caso di mancata funzione del muscolo elevatore).
Al termine viene applicato ghiaccio per ridurre il gonfiore palpebrale perioculare postoperatorio.
Alla dimissione viene consegnato il foglio di terapia che consiste nell’utilizzo di antibiotico terapia per bocca ed eventuali terapie locali.

Quali sono i rischi e le complicanze?
Le complicanze legate a questo intervento sono rare e comprendono infezione, sanguinamento, secchezza degli occhi, incompleta correzione. La terapia pre- e postoperatoria rendono questo rischio minimo; il chirurgo oftalmoplastico è in grado di valutare tempestivamente queste condizioni  e prevenirle o trattarle evitando cosi di sottoporre il paziente a rischi aggiuntivi.
Negli interventi di ptosi, una lieve asimmetria tra i due occhi può verificarsi con relativa frequenza; solitamente è ben accettata dal paziente e solo in una minoranza di casi può richiedere un secondo intervento correttivo.

Entropion



L’entropion è una introflessione del bordo palpebrale inferiore che va ad appoggiarsi al bulbo oculare. Le ciglia grattano cosi sull’occhio causando infiammazione.

Perché insorge l’entropion?
La forma più frequente è l’entropion senile (chiamato anche involutivo) provocato da una ipertrofia relativa del muscolo orbicolare (il muscolo deputato alla chiusura delle palpebre) associata all’involuzione delle strutture che mantengono il corretto allineamento palpebrale. Altre forme sono quella cicatriziale, congenita o acuta (da spasmo muscolare).

Quale sintomatologia comporta?
Sfregando all’interno dell’occhio, le ciglia possono provocare irritazione ed infiammazione oculare, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo fino riduzione visiva da abrasione ed ulcerazione corneale.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?
L’intervento chirurgico è necessario quando l’occhio mostra segni di infiammazione e quando il paziente prova fastidio e dolore. Risulta indispensabile quando l’introflessione della ciglia provoca una abrasione/ulcerazione corneale con possibile compromissione della vista.

Esiste una terapia non chirurgica?
La terapia non chirurgica consiste nel posizionare dei cerotti che trascinano la palpebra inferiore verso l’esterno. E’ però un palliativo in attesa dell’intervento chirurgico.

Cosa comporta l’intervento?
L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale, in regime ambulatoriale (la dimissione avviene dopo alcune ore dall’intervento).
L’intervento di solito dura solitamente meno di un’ora e al termine viene applicato ghiaccio per ridurre il gonfiore palpebrale perioculare postoperatorio.
Alla dimissione viene consegnato il foglio di terapia che consiste nell’utilizzo di antibiotico terapia per bocca ed eventuali terapie locali.

Quali sono i rischi e le complicanze?
Le complicanze legate a questo intervento sono estremamente rare e comprendono infezione, sanguinamento, incompleta correzione, recidiva e ipercorrezione.

Ectropion



L’ectropion è l’estroflessione del bordo palpebrale. Può interessare la palpebra inferiore e, più raramente, superiore.

Perché insorge l’ectropion?
L’ectropion senile colpisce individui anziani a causa del ridotto tono del muscolo orbicolare (il muscolo deputato alla chiusura delle palpebre); altre forme sono di natura cicatriziale, congenita o paralitica.

Quale sintomatologia comporta?
Le forme lievi sono spesso asintomatiche. Nelle forme più severe i sintomi sono provocati dalla maggiore esposizione della cornea ad insulti esterni causando quindi irritazione ed infiammazione oculare, sensazione di corpo estraneo ed eccessiva lacrimazione.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?
L’intervento chirurgico è necessario quando la sintomatologia sopra descritta diventa persistente.

Esiste una terapia non chirurgica?
Si possono utilizzare lacrime artificiali e colliri antibiotici per ridurre temporaneamente i sintomi; tuttavia la terapia di questa patologia rimane quella chirurgica.

Cosa comporta l’intervento?
L’intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale, in regime ambulatoriale (la dimissione avviene dopo alcune ore dall’intervento).
L’intervento ha durata variabile, sulla base della tecnica richiesta, da 30 a 90 minuti.
Gli occhi operati sono medicati con garze compressive fredde per ridurre il gonfiore palpebrale perioculare postoperatorio.
Alla dimissione viene consegnato il foglio delle terapie che consisteranno nell’utilizzo di antibiotico terapia per bocca ed eventuali pomate oftalmiche.

Quali sono i rischi e le complicanze?
Le complicanze legate a questo intervento sono estremamente rare e comprendono infezione, sanguinamento, secchezza degli occhi, incompleta correzione.

Paralisi VII nervo cranico



Il VII nervo cranico è il nervo facciale, deputato alla regolazione della motilità di metà faccia e nel controllo della salivazione e lacrimazione.
Il sintomo più caratteristico della paralisi del VII è l’immobilità completa o parziale della metà della faccia.
Quali sono le cause?
Le principali patologie che possono interessare il nervo facciale sono suddivise in 5 gruppi principali:
Infiammatorie: la causa più frequente è quella idiopatica chiamata anche paralisi di Bell provocata probabilmente da una infezione da Herpes virus (erroneamente definita “da freddo”).
Congenite: rare e spesso associate a malformazioni complesse
Iatrogene: in seguito ad interventi chirurgici
Traumatiche
Tumorali
Quali sintomi comporta?
Il quadro è caratterizzato dall’immobilità di metà faccia: impossibilità di chiudere l’occhio (lagoftalmo), trazione controlaterale della bocca, narice destra più ampia, difficoltà a corrugare la fronte, ridotta produzione di saliva.

Perché è necessaria una visita oculistica?
La paralisi del VII nervo cranico comporta l’impossibilità di chiudere l’occhio colpito che può essere facilmente danneggiato da fattori esterni. Questo può portare ad una cheratopatia da esposizione (danno alla cornea) che, se non trattata correttamente, può portare a danni oculari anche gravissimi. Nella fase acuta è necessario proteggere l’occhio indossando un cerotto protettivo e/o utilizzando colliri che lo mantengono idratato. Talvolta è necessario eseguire una tarsorrafia temporanea (intervento chirurgico che ha lo scopo di chiudere le palpebre tra di loro) in attesa di una eventuale risoluzione della paralisi.

Qual è la prognosi?
La forma più frequente di paralisi del VII è la paralisi di Bell che nella maggioranza dei casi regredisce spontaneamente nel giro di poche settimane o pochi mesi. In questi casi sarà solo necessario proteggere l’occhio nella fase acuta.
In casi rari, quando il nervo viene danneggiato in modo irreversibile, è necessario un intervento chirurgico definitivo per permettere una corretta chiusure della palpebre, oppure un intervento di reinnervazione facciale, mirato restituire una innervazione della zona interessata tramite fibre nervose provenienti da altri distretti.

In caso di paralisi cronica l’intervento chirurgico è indispensabile?
Se la paralisi diventa cronica e l’incompleta chiusura della palpebra comporta irritazione ed infiammazione oculare allora è necessario intervenire chirurgicamente per prevenire eventuali complicanze come il danneggiamento della cornea (parte trasparente dell’occhio).
Esistono diversi tipi di interventi che vengono proposti a seconda della gravità del lagoftalmo: parziale tarsorrafia (chiusura della porzione laterale della palpebra), rotazione di lembo muscolare, applicazione temporanea di un peso d’oro nella palpebra superiore, correzione dell’abbassamento del sopracciglio. Il chirurgo oftalmoplastico valuterà la tecnica chirurgica più idonea.

Tumori delle palpebre



Cosa sono?
I tumori sono malattie causate dalla crescita anormale e incontrollata di un tessuto. Qualsiasi parte dell'occhio o dell'orbita può esserne affetta (occhio, muscoli oculari, nervo ottico, grasso perioculare).

I tumori palpebrali sono benigni o maligni?
I tumori palpebrali possono essere sia benigni che maligni. Le forme benigne rimangono localizzate, mentre quelle maligne hanno la tendenza a diffondersi nei tessuti circostanti. I tumori palpebrali, anche quelli maligni, sono solitamente a lenta crescita e molto spesso sono davvero poco appariscenti – due fatti che inducono il paziente a sottovalutare il problema. E’ importante effettuare una visita oculistica in presenza di masse palpebrali non dolenti e/o ulcerate che non si risolvono completamente nell’arco di alcune settimane.

Quali sono i fattori di rischio?
Il più frequente tumore palpebrale, basalioma, riconosce come importanti fattori di rischio l’esposizione a raggi solari, la carnagione chiara e l’età avanzata.

Come viene fatta diagnosi?
I tumori solitamente sono facilmente riconoscibili da un oculista esperto e si presentano come lesioni delle palpebre (rigonfiamento duro e sollevato spesso ulcerato). Per una diagnosi certa è necessario eseguire un intervento preliminare in cui si preleva un frammento di tessuto per analizzarlo (biopsia con esame istologico). Risonanza magnetica o TAC possono essere utili per definire l’estensione del tumore.

Qual è il trattamento più adeguato?
Dipende dal tipo di tumore diagnosticato. In ogni caso l’asportazione chirurgica completa è solitamente necessaria. Il chirurgo oftalmoplastico si prefigge l’obiettivo di rimuovere completamente il tumore conservando al meglio la funzionalità e l’estetica delle palpebre e dell’occhio.

Patologie delle vie lacrimali



Le lacrime vengono prodotte da una ghiandola posta nell’orbita e da numerose ghiandole poste nelle palpebre e nella congiuntiva. Il film lacrimale ha lo scopo di umidificare e proteggere l’occhio. Le lacrime defluiscono poi all’interno delle vie lacrimali (composte da due puntini lacrimali, i canalini lacrimali, il sacco lacrimale ed infine il dotto naso-lacrimale) per raggiungere il naso.
Le principali patologie legate alla produzione e al deflusso delle lacrime sono:
occhio secco (ridotta o inadeguata produzione di lacrime)
epifora (eccessiva lacrimazione) causata da stenosi (restringimento) o ostruzione delle vie lacrimali.
dacriocistite: infiammazione acuta del sacco lacrimale.

Occhio secco
Per ‘occhio secco’ si intende un’alterazione del film lacrimale, per qualità e/o per quantità. La conseguenza diretta è la ridotta protezione della superficie anteriore dell’occhio. E’ una patologia molto frequente, soprattutto all’aumentare dell’età; i principali sintomi sono sensazione di corpo estraneo, bruciore oculare, sensazione di occhio bagnato, lacrimazione, calo della qualità visiva.

Quali sono le cause dell’occhio secco?
L’occhio secco può essere causato da:
ridotta produzione di lacrime (ipolacrimia): frequente in patologie autoimmuni come la sindrome di Sjogren
aumentata evaporazione (dislacrimia): patologia estremamente frequente; riconosce come principali fattori di rischio la presenza di blefarite (che determina una ridotta produzione dei lipidi che costituiscono lo strato esterno del film lacrimale, impedendone l’evaporazione), l’uso di computer (causa un ridotto ammiccamento), l’uso di lenti a contatto.

Quale terapia è indicata per l’occhio secco?
E’ innanzitutto necessario correggere eventuali fattori di rischio ed evitare ambienti eccessivamente secchi.
La terapia medica è quella sostitutiva a base di lacrime artificiali, che lubrificano la superficie oculare ed attenuano la sintomatologia.

Epifora
Per epifora si intende ‘l’occhio che piange’; è dovuta a ostruzioni o restringimenti delle vie lacrimali, che determinano una ridotta eliminazione delle stesse attraverso il naso. Le lacrime ristagnano all’interno dell’occhio, cambiano la loro composizione e lo irritano; inoltre l’epifora disturba la nitidezza della visione.

Quale terapia è necessaria?
La gestione dell’epifora implica lo studio delle vie lacrimali. Questo può essere effettuato con diverse metodiche: incannulazione ed irrigazione delle vie lacrimali, studio endoscopico o radiologico delle stesse.
Una volta determinata la causa di epifora, è spesso necessaria una terapia chirurgica per risolvere l’ostruzione delle vie lacrimali, ma essa va preceduta dal riconoscimento e dalla correzione di patologie palpebrali e della superficie oculare, al fine di evitare di trattare persone che non lo necessitino.

Dacriocistite
La dacriocistite è una infiammazione del sacco lacrimale spesso conseguente ad anomalie delle vie lacrimali. Il ristagno delle lacrime crea un ambiente ideale per la crescita di germi patogeni che producono pus e secrezioni.

Come si presenta la dacriocistite?
La dacriocistite acuta si presenta come un rigonfiamento doloroso a livello del sacco lacrimale (alla radice del naso). La pressione sulla regione tumefatta determina la fuoriuscita di pus dal puntino lacrimale.
Nella dacriocistite cronica l’unica sintomatologia può essere la tumefazione del sacco lacrimale.

Quale terapia è indicata?
Nella dacriocistite acuta si può somministrare al paziente antibiotici per bocca. Nei casi gravi (dacrioflemmone) può essere utile incidere e drenare l’ascesso. Se la dacriocistite diventa cronica bisogna ricorrere all’intervento chirurgico di dacriocistorinostomia (DCR) il cui scopo è di creare una via accessoria per mettere in comunicazione il sacco lacrimale con il naso per ristabilire il normale deflusso delle lacrime.

In che cosa consiste la DCR?
La DCR viene generalmente eseguita in anestesia generale.
Si esegue una incisione di circa 1-2 cm alla radice del naso. Si rimuove un frammento di osso tra il sacco lacrimale e il naso per creare un collegamento tra le mucose delle due strutture. Può essere inserito poi un tubicino di silicone nel passaggio creato (successivamente rimosso qualche settimana dopo l’intervento).

Calazio



Il calazio è un’infiammazione palpebrale che interessa una o più ghiandole di Meibomio (ghiandole deputate alla secrezione dei lipidi che costituiscono lo strato superficiale del film lacrimale).

Quali sintomi comporta?
Il calazio si presenta come un rigonfiamento all’interno o sul bordo palpebrale della palpebra superiore o inferiore. Può comportare in fase acuta gonfiore, arrossamento, dolore e secrezione. Quando la fase acuta termina è generalmente indolore ma permane un nodulo all’interno del bordo palpebrale.

Quali sono le cause di insorgenza?
La patogenesi del calazio non è chiara; sicuramente l’ostruzione delle ghiandole di Meibomio o l’aumentata densità del sebo (legata a fattori ormonali o dismetabolici) facilita la permanenza del sebo all’interno delle ghiandole e la successiva infezione.

Il calazio è legato alla blefarite posteriore?
Sì, frequentemente. La blefarite posteriore è una infiammazione della parte posteriore delle palpebre, in cui sboccano le ghiandole di Meibomio spesso legata alla secchezza oculare. In presenza di blefarite posteriore, i calazi possono frequentemente recidivare; è quindi importante che l’oculista riconosca e curi correttamente questa condizione.

Qual è la terapia della blefarite posteriore?
La terapia della blefarite posteriore va eseguita con cura e per un lungo periodo. Periodicamente, questa condizione tende a recidivare.

Quando è necessario sottoporsi all’intervento chirurgico?
Il primo trattamento è quello medico (vedi terapia della blefarite posteriore).
Nel caso in cui rimanga una cisti all’interno della palpebra si può procedere con l’asportazione chirurgica mediante incisione e curettage (pulizia con svuotamento).

L’intervento chirurgico comporta cicatrici visibili?
Generalmente no perché il calazio si asporta mediante un’incisione all’interno della palpebra.
L’asportazione dall’esterno viene eseguita solo se il paziente ha un calazio che ha già invaso la cute. La cicatrice in questo caso sarà di dimensioni molto ridotte e praticamente invisibile.

Qual è la probabilità di recidiva?
Il calazio può recidivare. In caso di recidiva, è opportuno effettuare una visita oculistica per riconoscere e trattare eventuali fattori di rischio. In caso di recidiva nella stessa posizione, è buona norma effettuare un esame istologico del calazio.

Pterigio



Lo pterigio è una crescita della capsula di Tenone che riveste la parte bianca dell’occhio (chiamata sclera). Uno o entrambi gli occhi possono essere coinvolti. E’ importante che lo pterigio venga riconosciuto correttamente, perché i tumori del limbus possono presentarsi con caratteristiche simili).

Quali sono le cause e i fattori di rischio?
La causa non è nota. Si pensa che la dislacrimia (disfunzione della lacrimazione) giochi un ruolo fondamentale nella patogenesi di questa malattia. Un eccesso di esposizione al vento e al sole sono altri fattori di rischio. Inoltre è stata notata un’aumentata incidenza nei pazienti di origini sud americane.

Lo pterigio comporta qualche sintomo o riduzione della vista?
Solitamente il sintomo principale è l’inestetismo creato da una “macchia” triangolare trasparente/bianca che cresce sulla cornea (parte trasparente dell’occhio). Altri sintomi comuni sono la sensazione di corpo estraneo, il bruciore e l’infiammazione oculare. Quando lo pterigio cresce può creare una riduzione della vista per un aumento dell’astigmatismo ed alterazione della trasparenza della cornea.

Quale trattamento è indicato?
Il trattamento della dislacrimia è indicato negli pterigi iniziali (vedi terapia dislacrimia) con sostituti lacrimali. Il trattamento topico (con colliri) riduce l’infiammazione oculare ma non fa scomparire lo pterigio.
La chirurgia è indicata quando lo pterigio causa una riduzione della vista ed ha un andamento progressivo.

In che cosa consiste la chirurgia dello pterigio?
La chirurgia dello pterigio consiste nella sua rimozione chirurgica, spesso associata a plastica congiuntivale, autotrapianto di congiuntiva (prelievo di congiuntiva sana dello stesso occhio e posizionamento della stessa nella regione dello pterigio) e/o uso di farmaci per ridurre il rischio di recidiva. E’ un intervento che si svolge in anestesia locale in regime ambulatoriale.

Il tasso di recidiva è alto?
A prescindere dalle tecniche usate, lo pterigio può recidivare.

Patologie del sopracciglio



Molto spesso, la ptosi e la blefarocalasi sono associate ad alterazione dell’allineamento del sopracciglio, che possono richiedere una correzione chirurgica mirata al fine di ottenere un risultato completamente soddisfacente.

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