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Giovedì 31 Marzo 2016
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Anestesista del San Paolo in Abruzzo
Stavo facendo la notte, alle sette guardo le notizie su internet e apprendo del terremoto. Ero impressionata: ero da poco tornata da Israele, dove ero stata con la dottoressa Elena Assi per un corso sulle maxi emergenze e avevo appena scritto al Direttore Generale sull’importanza di redigere piani di emergenza …. incredibile a credersi. Mercoledì 8 aprile 2009, squilla il telefono: è il dottor Sesana, responsabile della centrale operativa 118 di Milano, che mi comunica la necessità di medici per l’assistenza ai terremotati in Abruzzo. La meta è Monticchio, una delle zone più vicine all’epicentro del terremoto, nel Punto Medico Avanzato (PMA) di secondo livello allestito dalla Regione Lombardia.

Data la nostra recente esperienza e grazie alla disponibilità della nostra Azienda Ospedaliera sono partita il giorno seguente alla volta dell’Abruzzo, insieme ad altri tre medici, sei infermieri e un tecnico di laboratorio di altri ospedali regionali, coordinati da AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) e IREF (Istituto Regionale Lombardo di Formazione per l’Amministrazione Pubblica). Il PMA era già stato montato dai nostri colleghi con molto impegno e velocità, nella notte precedente al mio arrivo, nel posteggio di un cinema. Tutti gli operatori del 118 di Milano si interrogavano, chiedendosi dove fossero i terremotati… La mattina successiva l’immagine che si presentava ai loro occhi era impressionante: tantissime persone avevano dormito in macchina e ora si accalcavano come formiche all’ingresso del campo che nella notte era stato costituito.

Pensavamo di partire per eseguire un lavoro tecnico, siamo medici specializzati per l’emergenza ma questo è stato solo il lavoro più piccolo e forse più facile in quanto abituati a gestirlo tutti i giorni nei nostri Pronto Soccorso. In realtà ci siamo trovati a far fronte a problemi più banali sotto il profilo tecnico ma non meno importanti come la rassicurazione di molte persone che manifestavano l’ansia con richieste di aiuto per piccoli e problemi medici, come ad esempio bambini che non volevano mangiare, lipotimie dopo le numerose scosse del terreno, soprattutto nei primi giorni. Abbiamo dovuto gestire problemi organizzativi come il trasporto dei pazienti che dovevano sottoporsi a dialisi o a chemioterapie e la ricerca di strutture in grado di accoglierli. Abbiamo aiutato i colleghi medici impegnati nel territorio a ripristinare un servizio di medicina di base.

Abbiamo dovuto far fronte alla contenzione di piccole epidemie di parassitosi, malattie infettive quali la varicella dovute alla vita comunitaria e favorite dalle scarse misure igieniche condizionate dal freddo (mancanza di riscaldamento delle tendopoli e poca disponibilità di acqua calda) e dal ridotto numero di servizi igienici nei primi giorni dopo il disastro. Ci siamo quindi occupati di insegnare alla popolazione l’importanza di osservare norme igieniche dettate dalla situazione contingente. In 24 giorni abbiamo assistito 1234 persone, eseguito 135 esami di laboratorio (controllo coagulazione in pazienti in TAO), siamo riusciti a mettere a disposizione numerosi farmaci per i pazienti in terapia farmacologia cronica (terapie cardiologiche, antiepilettiche o anticoagulanti) che durante il disastro avevano perso insieme a tutti gli altri effetti personali.

In realtà quello che mi ha colpito maggiormente è stata però la solidarietà tangibile da parte di tutti gli operatori sanitari e non, impegnati in questa missione. Siamo partiti con l’ansia di essere in grado di rispondere ai bisogni professionalmente e ci siamo accorti che dovevamo chiederci se saremmo stati in grado di rispondere umanamente.

Dr.a F. Carrieri - Dir. Medico I liv. Anestesia e Rianimazione - Dir. Prof. G. Iapichino

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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