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Giovedì 31 Marzo 2016
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'Conversione' o 'Inizio di una vita nuova'?
Il libro degli “Atti degli Apostoli” descrive lo zelo che, fin dall’inizio della sua “conversione” o forse meglio del suo “incontro con Cristo” sulla via di Damasco, aveva animato Paolo. Questo “incontro” aveva come tramortito Paolo, nel senso che i suoi punti di riferimento erano stati sconvolti. Si legge nel libro degli Atti, che per un certo tempo egli rimase cieco, un fatto che forse può essere letto anche in senso simbolico; acquisizione della vista fisica, ma soprattutto scoperta della vera identità di Gesù Cristo. Varie icone di Paolo sulla via di Damasco lo rappresentano caduto da cavallo, il testo di Luca non lo dice, ma certamente le immagini sono evocative dello shock patito dall’apostolo delle genti. Quell’incontro lo cambia radicalmente, ma ci vorranno molti anni perché Paolo integri il cambiamento a tutti i livelli del suo vissuto. Quando arrivò in Damasco, quello che si chiamava ancora “Saulo”, incontrò Anania, un discepolo del Signore che lo aiutò a capire tutto quello che era successo, fattosi battezzare, incominciò subito a discutere con i Giudei di Damasco, al punto che questi volevano ucciderlo, come un traditore della religione dei Padri, Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè...
Paolo si ributta a capofitto nell’impegno, esibendo uno zelo che un po’ spaventava i primi cristiani, infatti non era più il persecutore, ma il novello missionario di Cristo. In Atti 9,26 si legge: “Giunto a Gerusalemme, cercò di unirsi ai discepoli, ma tutti ne avevano paura, perché non credevano che fosse un discepolo”. Per fortuna, Barnaba che era stimato nella Comunità, lo prende con sé e lo presenta agli Apostoli facendosi garante per lui. Raccontò loro come il Signore gli aveva parlato sulla via di Damasco.
“Paolo andava e veniva da Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore e parlava e discuteva con gli Ebrei di lingua greca; ma questi tentarono di ucciderlo”. Che dire? Probabilmente Paolo dava fastidio; il suo zelo e il suo coraggio non piacevano e provocava reazioni violente; allora lo invitarono a ritirarsi per un certo tempo a Tarso, al suo paese d’origine. S. Luca, autore degli Atti, annota che dopo la partenza di Paolo per Tarso, “la chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria”. Tutti i commentatori fanno notare l’ironia di questa frase, che però ci fa riflettere. Anche oggi nelle nostre comunità ci sono persone dotate di molti carismi, intraprendenti, originali, che però spesso creano tensioni e problemi proprio all’interno dei loro ambienti. Forse tra i frutti della Pasqua bisogna sottolineare il discernimento che, da una parte, spinge in avanti, verso situazioni di frontiera che esigono persone capaci di strade inedite, ma dall’altra è necessario che ci siano anche persone come Barnaba, capaci di mediare tra istanze diverse, costruendo ponti tra posizioni apparentemente inconciliabili tra loro.

Rev. don Luigi Carrara - Cappellano A.O. San Paolo

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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