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Giovedì 31 Marzo 2016
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L’OSTEOPOROSI ALL’OSPEDALE SAN PAOLO
Il 10 ottobre all’ospedale San Paolo è stata di scena l’Osteoporosi, malattia dello scheletro che porta ad una riduzione della sua resistenza meccanica e quindi aumenta il rischio di avere fratture anche con traumi modesti. Tipica delle donne in menopausa, non è però rara negli uomini. E’ spesso legata a fattori predisponesti (familliarità, sesso femminile, età avanzata, menopausa precoce, dieta con poco calcio, scarsa attività fisica, fumo, alcol..), ma non di rado è da considerarsi secondaria ad altre situazioni patologiche (malassorbimento, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, AIDS, farmaci soprattutto cortisone ed alcuni inibitori degli ormoni sessuali usati nei tumori).

Se ne è parlato nell’ambito del convegno “La gestione del paziente osteoporotico: casi clinici guidati” organizzato con l’intento di sensibilizzare al problema i Medici di Medicina Generale (i Medici di famiglia per intenderci) e tutti quegli specialisti che per motivi diversi vengono a contatto con i pazienti affetti da osteoporosi prima che vengano inviati a centri superpsecialistici. Di questa malattia infatti si occupano, sia nell’ambito assistenziale che in quello della ricerca medici, di estrazione anche molto diversa: dall’ortopedico, al reumatologo, all’endocrinologo, al fisiatra, al geriatra, al ginecologo, ma anche medici nucleari e radiologi e tanti altri ancora.

Se questo interesse trasversale alla malattia ha portato ad una evoluzionerapida delle conoscenze, ha anche fatto sì che nella pratica quotidiana molti dei medici che vengono a contatto con i pazienti affetti dalla malattia siano un po’ disorientati, forse anche con la convinzione che del problema si debba occupare qualche altro collega. Si dovrebbe, invece, considerare che l’osteoporosi, vista la sua elevata incidenza nella popolazione debba essere gestita, alla stregua di malattie come diabete ed ipertensione, dai medici di base con il supporto dei centri super specialistici. Al San Paolo opera ormai da altre 15 anni un ‘Ambulatorio per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dell’osso’, gestito dall’Unità di Ortopedia, che negli anni ha visto crescere a dismisura il numero dei pazienti. Purtroppo carenze di spazi, ma soprattutto di personale hanno impedito di aumentare la capienza dello ambulatorio, con il conseguente allungamento delle liste d’attesa.

Nei prossimi mesi è, però, mia intenzione potenziare l’ambulatorio, continuando sempre ad avvalersi della collaborazione della Medicina Nucleare, dove i pazienti eseguono la densitometria ossee (più conosciuta come MOC), della Radiologia, dove eseguono RX ed altri accertamenti, del Laboratorio, dove vengono eseguiti quegli esami necessari ad escludere le forme secondarie ed a seguire il trattamento terapeutico. Ma anche di coinvolgere maggiormente altre forze dell’ Ospedale come Endocrinologi, Fisiatri, Gastroenterologi, Geriatri, Ginecologi, Infettivologi, Nefrologi, Neurologi, Oncologi, Reumatologi, al fine di creare un coordinato gruppo di lavoro.

Il convegno di sabato 10 ottobre ha avuto proprio l’intento di focalizzare l’attenzione sulla multidisciplinarietà dell’osteoporosi, ma anche sulla necessità che si moltiplichino i momenti in cui un paziente affetto da osteoporosi possa essere individuato. Nel caso il paziente risulti positivo è possibile iniziare il trattamento più idoneo, visto che attualmente i farmaci efficaci nel prevenire le fratture da osteoporosi sono molti e con meccanismi d’azione diversi così che per ogni paziente si può scegliere il più adatto.

prof. Luca Pietrogrande - Resp. U.O. di Ortopedia e Traumatologia

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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