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Giovedì 31 Marzo 2016
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LA RICERCA AL SAN PAOLO: IL METABOLISMO MATERNO-FETALE
La Clinica Ostetrico-Ginecologica dell’Ospedale San Paolo ha una forte tradizione nella ricerca in campo metabolico materno-fetale nella gravidanza fisiologica e complicata da ritardato accrescimento intrauterino (IUGR). Questa passione è iniziata con il professor Giorgio Pardi, che ci ha insegnato a guardare al feto come paziente, e si è concretizzata con la collaborazione con l’università di Denver, Colorado, dove alcuni di noi hanno avuto la fortuna di apprendere metodologie e formarsi: prima fra tutti la professoressa Anna Maria Marconi, il nostro “capo storico”. Gli iposviluppi fetali o IUGR rappresentano il 10% dei bambini alla nascita, sono gravati da aumentata morbilità perinatale e costituiscono un problema clinico-assistenziale rilevante. La severità clinica dello IUGR è di norma definita in base a peso ed epoca gestazionale alla nascita (curve di riferimento neonatali), ma è meglio valutata in base ai dati biofisici raccolti in utero (biometria fetale misurata con ecografia; velocimetria Doppler per la valutazione delle resistenze vascolari periferiche dei vari distretti fetali, placenta per prima; frequenza cardiaca fetale registrata con la cardiotocografia).

L’esito neonatale è infatti strettamente correlato all’insieme di questi parametri: è stato infatti dimostrato che nei ritardi di crescita, la severità clinica valutata con i parametri biofisici in utero ha una migliore correlazione con l’esito neonatale della severità valutata dalla sola analisi basata sugli standard neonatale di peso alla nascita per epoca gestazionale. Questi ultimi andrebbero quindi utilizzati solo in assenza dei dati ostetrici raccolti in gravidanza. Gli IUGR sono feti che non crescono adeguatamente durante la gestazione: è intuitivo che la comprensione del trasporto e del metabolismo dei nutrienti del feto in utero sono presupposti per assistere al meglio queste gravidanze e per mettere a punto delle terapie specifiche.

Il nostro gruppo è pioniere, infatti, nell’applicazione degli isotopi stabili allo studio dei nutrienti fetali. Nella gravidanza umana, l’applicazione di questi protocolli è limitata al momento in cui si può ottenere sangue dal cordone ombelicale in condizioni fetali relativamente indisturbate ovvero senza lo stress indotto dalle contrazioni uterine del parto: questa situazione si verifica, durante la gravidanza, al momento del prelievo di sangue fetale in utero sotto guida ecografica (funicolocentesi) effettuato per la diagnosi prenatale di patologia oppure, al momento del parto, quando è necessario un taglio cesareo elettivo. Gli isotopi stabili dei substrati (glucosio, amino acidi e carboidrati alternativi) vengono infusi nella circolazione materna sotto forma di bolo rapido o di infusione continua e analizzati sia nel plasma materno che fetale: dai rapporti fetomaterni degli arricchimenti di isotopi si deducono informazioni essenziali per la comprensione del passaggio attraverso la placenta e dell’utilizzo dei nutrienti da parte del feto.

Proprio da queste ricerche è nata anche l’osservazione che il betametasone, un farmaco di routinaria pratica clinica, somministrato per via intramuscolare alla gestante a rischio di parto prematuro per stimolare la maturità polmonare fetale (tra cui gli IUGR) induceva un aumento delle concentrazioni di aminoacidi sia sul versante materno che fetale. E da allora siamo ancora più consapevoli nell’utilizzarlo, e convinti che la ricerca scientifica sia la base di una buona assistenza clinica. Tra varie difficoltà, che solo chi si dedica alla ricerca in Italia conosce bene, i nostri studi proseguono, guidati però sempre da una metodologia solida, da tanta passione e da un pizzico di quello spirito pionieristico che ci ha animati fin dal principio.

dr.ssa C. Paolini - Dirigente medico Ginecologia Ostetricia

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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