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Giovedì 31 Marzo 2016
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La parola alla Regione.
La cooperazione Internazionale di Regione Lombardia Sanità.
Il modello di welfare lombardo si caratterizza sempre più per l'attenzione alla Cooperazione internazionale: non a caso, con l'ottava legislatura,sono stati introdotti nel Programma Regionale di Sviluppo (PRS) e nel Documento di Programmazione Economica Finanziaria Regionale (DPEFR) due capitoli riguardanti l'attività di internazionalizzazione del Servizio Sanitario Regionale. E' la prima volta che accade in modo così esplicito, e ciò costituisce un riconoscimento importante e ufficiale non solo di quanto fino ad ora fatto, ma anche dell'impossibilità, ad oggi, di concepire la sanità in un ambito semplicemente regionale o nazionale: per affrontare le problematiche e le dinamiche odierne, è indispensabile allargare la propria visuale a tutto il mondo.

Questa è l'intuizione che già da qualche anno sta guidando le scelte politiche e amministrative della Giunta Regionale: e proprio nell'ambito delle azioni promosse dalla Regione, tese a proporre il sistema lombardo a interlocutori di tutti i continenti, si sviluppano le iniziative della nostra Sanità.

Tra gli ultimi interventi in ordine di tempo, vale la pena sottolineare la Convenzione dell'Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano con l'Università Bielorussa per patologie maxillofacciali il gemellaggio tra Azienda Ospedaliera di Cremona e Montevideo e quello tra gli Ospedali Riuniti di Bergamo e l'Ospedale Alvarez di Buenos Aires, e molte, molte altre iniziative e progetti che ormai da cinque anni a questa parte stanno via via moltiplicandosi. Le cifre non dicono tutto, però possono essere degli indicatori interessanti: nel 2006 saranno oltre i 2 milioni gli euro stanziati dalla Regione Lombardia per le attività sanitarie internazionali. Per una volta, proprio per poter avere un quadro più generale e ragionato dei progetti programmati, portati a termine o in corso di svolgimento, per capire quale senso seguano, abbiamo voluto dar voce a Carlo Alberto Tersalvi, Responsabile dei progetti di Cooperazione Internazionale della Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia. Il punto primo, fondamentale, "è l'incontro tra il bisogno di salute di persone di paesi 'sofferenti' e le professionalità sanitarie operanti nella nostra regione". Di bisogno ce n'è in giro: basta avere gli occhi per vedere, o orecchie per ascoltare: e chi ha bisogno domanda se c'è qualcuno a cui domandare. "In questi ultimi anni è aumentato il numero delle richieste a cui sono state date risposte e anche il numero dei paesi, in particolare dell'Africa, che hanno sollecitato un aiuto per i loro ammalati."

Quello lombardo non vuole essere un modello assistenzialista, ma una modalità di azione che affermi il principio della sussidiarietà: "Un numero sempre crescente di istituzioni straniere richiede alla Lombardia aiuti, finanziamenti e sostegno non solo per casi che non possono essere affrontati nei paesi d'origine, ma anche per lo sviluppo locale di capacità professionali, di strutture, e delle tecnologie necessarie per rispondere ai bisogni di salute delle loro popolazioni". Così, dettaglia Tersalvi, "i gemellaggi fra ospedali lombardi e strutture straniere hanno favorito l'incontro e lo scambio di esperienze tra professionisti della sanità e hanno permesso di trasferire conoscenze e professionalità in paesi emergenti in modo da renderli operativamente autonomi nel trattamento di alcune patologie gravi avvantaggiandosi delle eccellenze presenti sulterritorio lombardo".

Sintetizzando, si può dire che "l'obiettivo primario è di aiutare il rafforzamento di questi sistemi sanitari in loco, coinvolgendo le professionalità sanitarie presenti negli ospedali lombardi". "Operativamente", spiega Tersalvi scendendo in esempi concreti, "la collaborazione fa perno sulla formazione del personale. Destiniamo borse di studio a medici, infermieri e tecnici stranieri che vengono ad acquisire nozioni e capacità tecniche nelle strutture lombarde. Ma diamo la possibilità a questi sanitari di aggiornare le proprie competenze anche lavorando direttamente con team di sanitari lombardi che operano, sul campo, in quei paesi. Quando il sistema locale e le equipes formate iniziano ad operare autonomamente, vengono attivati alcuni strumenti di telemedicina (teleconsulto, trasferimento delle immagini ecc.) per permettere di avere un consulto sui casi da affrontare, completando e continuando così l'opera di formazione del personale sanitario".

Direzione Generale Sanità
Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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