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30 giugno 2006: S. Em. Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, in visita all'Ospedale san Paolo
Mi è stato chiesto di scrivere un commento che riassumesse il significato della visita che ci ha concesso S.Em.Cardinale Dionigi Tettamanzi. Sono consapevole che il mio racconto non sarà esaustivo di tutti gli stati d'animo vissuti da chi lo ha incontrato, ma sono certo che ricordare i momenti trascorsi con lui ci stimoleranno ad una riflessione sul senso del nostro lavoro.

Già nei giorni precedenti al Suo arrivo parlando col personale dell'Ospedale, addetti all'accoglienza, si percepiva un atteggiamento di gioia che si trasformavanel far bene la propria attività per rendere più bello l'incontro. Ciò si notava fino a qualche minuto prima del Suo arrivo, per esempio negli sguardi del personale addetto alle pulizie che con il proprio lavoro cercava di rendere più accoglienti i luoghi del percorso del Cardinale.

Ho capito fin da subito che sarebbe stata una vera VISITA, perché caratterizzata fin dalle prime battute da un desiderio di conoscenza e ascolto reciproco, non formale e che certamente avrebbe lasciato a ciascuno qualcosa su cui meditare.

Nel corso della Sua visita che si è sviluppata in un momento liturgico, nell'incontro con alcuni malati nei loro reparti, in una breve sosta in cappella e, infine, nella benedizione dell'Aula Riunioni dedicata al dr. Franco Sala, il Cardinale ha mostrato di essere uomo libero da schemi precostituiti, incontrando anche quei malati o parenti che non erano previsti dal programma. Incontrando i più sofferenti, ci ha fatto rivivere concretamente l'insegnamento del vangelo che sottolinea l'importanza di visitare i più indifesi, mostrandoci come sia possibile imitare la carità di Cristo. Penso che in questa luce si debba interpretare la visita ai degenti della medicina penitenziaria, dei pazienti disabili (DAMA) e di quelli ricoverati nel DH di oncologia.

Il Cardinale non ha perso occasione di sottolineare in ogni sua parola, dall'omelia dell'inizio della mattinata ai gesti compiuti nei reparti, l'importanza del lavoro di chi opera in ospedale, ad ogni livello, se al centro c'è l'ammalato, evitando il rischio di perderne il significato con buonismo estemporaneo o sterile tornaconto.

Ricordo con piacere un episodio che esprime con chiarezza la sua caratteristica di uomo di fede. Mentre il Cardinale faceva visita alla cappella, Padre Esterino (Cappellano dell'a.O. San Paolo) gli raccontava che molti dipendenti, ammalati e loro parenti, vi entrano per avere un contatto personale col Signore, il Cardinale aggiungeva che oltre ad un luogo dove "entrare" doveva diventare una luogo di apertura verso una testimonianza cristiana nei luoghi in cui normalmente e quotidianamente si opera, dando in questo modo una speciale sottolineatura al gesto della missione.

La caratteristica che più di ogni altra mi ha colpito è stata proprio la sua capacità di esprimere una parola di speranza anche dentro condizioni di oggettiva difficoltà.
Mi riferisco al momento della benedizione dell'Aula Riunioni dedicata al dr. Franco Sala e in particolare all'incontro con la moglie e i familiari. La circostanza era ovviamente di intensa commozione: in una spazio angusto vi erano presenti molte persone che volevano partecipare a quest'ultimo gesto del Cardinale, ma, pur in questa oggettiva situazione di facile distrazione, gravava un silenzio carico di rispetto e un desiderio di ascoltare le parole consolanti alla vedova affranta dal dolore e da molti ricordi… In questa occasione il Cardinale ha lenito il vivo dolore per la recente perdita ricordando che dentro quelle mura della sala consiliare da poco benedetta, il marito ha saputo, negli anni di presenza nel nostro ospedale, maturare delle scelte che ancora oggi sono visibili e portate avanti da chi lo ha sostituito. Subito dopo il Dr. Giuseppe Catarisano, che per lunghi anni ha lavorato col Dr. Sala, si è unito con commozione alle parole di stima del Cardinale.

Penso di non lasciarmi andare a facili moralismi, interpretando il pensiero della gran parte del personale dipendente del nostro Ospedale nel ringraziare sia il Cardinale per la sua visita, definita da lui stesso semplicemente "pastorale", sia tutti coloro che l'hanno resa possibile, perché è stata veramente un'occasione per risentirci richiamare ancora una volta il vero significato del nostro lavoro che è quello di cercare a livello umano, scientifico e spirituale il servizio al malato.

Davvero un grazie a tutti!

dr Alvaro Baretta
dirigente medico U.O. di Nefrologia e Dialisi A.O. San Paolo
Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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