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Giovedì 31 Marzo 2016
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I TUMORI DEL DISTRETTO CERVICO-FACCIALE: LE NUOVE FRONTIERE
I tumori del distretto cervico-facciale costituiscono una patologia oncologica di particolare interesse sia per i contenuti innovativi delle strategie terapeutiche che per il crescente impatto epidemiologico. Queste neoplasie si possono manifestare in sedi diverse quali rinofaringe, orofaringe, ipofaringe e rappresentano spesso un problema clinico complesso per la delicatezza della sede anatomica, per l'aggressività biologica e per la frequente compromissione di funzioni vitali quali la respirazione, la fonazione e la deglutizione.

Per questi motivi la cura di questi pazienti richiede una sinergia collaudata tra oncologo medico, chirurgo e radioterapista e spesso si avvale anche del contributo del nutrizionista, del logopedista, dello specialista in terapia del dolore e dello psicologo.

Presso la A.O. San Paolo si è da tempo creata una "task-force" multispecialistica, che si avvale anche del contributo dei radioterapisti dell'Istituto Europeo di Oncologia, in grado di offrire a questa complessa tipologia di pazienti i trattamenti più sofisticati ed efficaci.
Benché esistano differenze di strategia di cura legate alle specificità del singolo tumore, è tuttavia possibile tracciare un quadro unitario delle terapie oggi più frequentemente applicate.

Nel caso di tumori molto limitati, sia la chirurgia che la radioterapia si sono dimostrate estremamente efficaci e offrono una elevata probabilità di guarigione. La scelta tra queste due alternative dipende dalle condizioni generali del malato, dalla valutazione degli effetti collaterali, dal rischio chirurgico e, non ultimo, dalle preferenze del paziente.
Nel caso di tumori localmente avanzati la situazione è più complessa. In questi casi, la chirurgia spesso comporta interventi demolitivi gravati da rilevanti conseguenze sia estetiche che funzionali; anche la radioterapia, che tuttavia permette di preservare l'integrità anatomica e funzionale degli organi colpiti dalla neoplasia, necessitando di dosi elevate di radiazioni, comporta frequenti complicanze cliniche impegnative.

La strategia di cura ritenuta oggi più efficace si basa sull'impiego sinergico di chemioterapia e radioterapia, con il ricorso alla chirurgia solo in caso di necessità. Sono comunque trattamenti di complessa e delicata realizzazione, praticabili con sicurezza ed efficacia esclusivamente in un contesto altamente specialistico, come quello creatosi nell'ambito della "task force" della A.O. San Paolo.
Per questa tipologia di pazienti è prevista una fase iniziale di chemioterapia (definita di "induzione") che ha il duplice scopo di ridurre le dimensioni del tumore e di eliminare focolai iniziali di metastasi ("micrometastasi") eventualmente presenti in altri organi. Segue poi un periodo di radioterapia alla quale viene associata la somministrazione di una ulteriore chemioterapia, con l' obiettivo di eradicare la malattia.

La tossicità acuta e cronica di questi trattamenti è spesso rilevante, ma può essere affrontata e controllata in modo efficace in presenza di un "team" medico competente ed esperto.
Gli effetti collaterali più frequenti sono la mucosite del cavo orale e il dolore; per entrambe le situazioni esistono oggi validi strumenti di cura.
In questo ambito, la U.O. di Oncologia Medica della A.O. San Paolo è attivamente impegnata nella sperimentazione clinica di nuovi agenti farmacologici in grado di limitare gli effetti collaterali della chemio-radioterapia, in modo da rendere queste procedure sempre più sicure ed efficaci. Particolarmente promettente sembra una proteina denominata Palifermin (fattore di crescita dei cheratinociti), in grado di stimolare la ricrescita della mucosa orale, contrastando quindi l'insorgenza di lesioni provocate sia dalla radioterapia che dalla chemioterapia.

Allorché invece la malattia si presenti in fase metastatica, la modalità di trattamento indicata è la chemioterapia; con i farmaci oggi disponibili, è possibile ottenere un controllo solo temporaneo del tumore. Sono tuttavia applicabili regimi dotati di efficacia non trascurabile accoppiata a tossicità accettabile: in questo contesto, la U.O. di Oncologia Medica della A.O. San Paolo ha sviluppato uno specifico impegno nel trattamento dei tumori del rinofaringe, un sottotipo di neoplasia cervico-facciale particolarmente aggressivo.

Come per altre neoplasie, anche per i tumori cervico-facciali, il futuro è rappresentato dallo sviluppo dei cosiddetti "farmaci intelligenti", molecole in grado cioè di "riconoscere" le cellule tumorali e quindi colpirle selettivamente risparmiando invece i tessuti sani. Si tratta delle cosiddette "target therapies", già da oggi innovative armi a disposizione dell'oncologo medico e utilizzabili in specifiche condizioni nell'ambito di alcuni tumori quali quelli della mammella, del polmone, del tratto gastroenterico nonché di alcune neoplasie del sistema ematopoietico. Per le neoplasie cervico-facciali, è attualmente in fase di studio un anticorpo monoclonale (Cetuximab) che, legandosi ad uno specifico recettore presente sulla superficie cellulare, è in grado di bloccare la proliferazione tumorale. Anche in questo caso, la U.O. di Oncologia Medica della A.O. San Paolo unitamente ad altri Centri internazionali, ha partecipato attivamente alla sperimentazione su questo farmaco innovativo, così come pure contribuirà ad uno studio pilota volto a valutare l'efficacia di un nuovo anticorpo monoclonale (Panitumumab) ritenuto promettente per questa tipologia di neoplasie.

Questo costante impegno nella valutazione di nuovi approcci di cura esprime la convinzione che ricerca clinica e eccellenza assistenziale siano strettamente coniugate e rappresentino la "mission" di una Azienda Ospedaliera che è anche Polo Universitario.

Prof. Paolo Foa
Dr. Daris Ferrari
U.O. Oncologia Medica
A.O. San Paolo - Polo Universitario
Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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