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Giovedì 31 Marzo 2016
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Aneurismi dell’aorta: vi sono nuove prospettive di trattamento.
Gli aneurismi dell'aorta rappresentano un pericolo spesso nascosto in quanto non danno una sintomatologia cospicua o invalidante, ma diventano una vera e propria "bomba" quando si rompono generando una massiccia emorragia interna che spesso non concede scampo.
Essi si sviluppano per indebolimento della parete dell'aorta seguente a fenomeni di aterosclerosi e alla cui formazione contribuiscono come fattori di rischio, l'età (si manifestano soprattutto dopo i sessanta anni), il sesso (sono decisamente più frequenti nel maschio) l'ipertensione arteriosa e il fumo di sigaretta non dimenticando certo l'importanza della familiarità.
La terapia è esclusivamente chirurgica e per sacche aneurismatiche superiori ai 5 cm. in cui il rischio di rottura è elevato, l'indicazione al trattamento è immediata e unanime.
Ma vi è qualcosa di nuovo oggi nell'affrontare questo trattamento sempre consigliato, quasi obbligatorio? La risposta è si: lo sviluppo delle tecniche endovascolari pur non avendo ancora sconvolto i protocolli e le certezze della chirurgia tradizionale ha proposto un moderno aspetto, un nuovo modo di affrontare la terapia di questa grave patologia.
Le tecniche endovascolari rappresentano un aspetto innovativo in quanto permettono di non ricorrere alla classica strada chirurgica che contempla, come è conosciuto, laparotomie estese con ampie aperture del torace e dell'addome. Queste tecniche sono nate negli ultimi decenni del 1900 e si sono sempre più affinate, sostenute dall'enorme sviluppo tecnologico, indirizzatosi verso il perfezionamento dell'imaging e l'affinamento dei materiali. L'impulso a queste metodiche è stato dato inizialmente dai radiologi in quanto la possibilità di andare a dilatare tratti di arterie stenotiche e a occludere arterie sanguinanti è stato possibile solo "vedendo" all'interno del corpo con i raggi X ,opacizzando direttamente i tronchi arteriosi interessati. Queste tecniche endovascolari sono poi andate affermandosi come opzioni alternative alla chirurgia tradizionale dei vasi,quando si è imposta la possibilità di posizionare stent metallici in funzione di tutori della parete vascolare.
Nel caso degli aneurismi della aorta gli stent sono rivestiti di materiale adeguato "impermeabile" al sangue in modo che disponendo l'estremità prossimale e distale rispettivamente al di sopra e al di sotto dell'inizio e della fine della sacca aneurismatica, si ottiene l'esclusione di questa configurando una sorta di nuova parete, ed eliminando il rischio di rottura.
Il posizionamento preciso della endoprotesi (stent ricoperto) avviene penetrando e navigando nel "torrente" arterioso attraverso una minima incisione effetuata nell'arteria femorale all'inguine. La buona riuscita della sistemazione della endoprotesi è legata alla possibilità di vedere con esattezza i punti di aggancio superiore e inferiore e richiede un occhio abituato alle immagini radiografiche e radioscopiche.
L'endoprotesi, essendo realizzata in materiale sottile in leghe speciali e sofisticate, è molto elastica e può essere introdotta, ripiegata su se stessa e ricoperta da una protezione, che una volta rimossa grazie a un sistema collegato e comandato dall'esterno,ne consente l'apertura e la massima distensione.
Si realizza cosi l'adesione alle pareti della aorta sana. E' imperativo disporre l'endoprotesi in modo tale da non ricoprire rami di vitale importanza, così a livello toracico bisogna lasciare perfusi i tronchi sopraortici, carotidi in particolare, mentre a livello addominale le arterie renali devono essere preservate per non provocare insufficienza renale.
L'evoluzione futura porterà a trattare lesioni sempre più estese e complesse che coinvolgono anche i rami di suddivisione alimentati da "finestre" aperte nel rivestimento dell'endoprotesi in corrispondenza delle arterie suddette. Esistono già configurazioni di questo tipo, le cosiddette endoprotesi fenestrate. E sono già state impiantate anche se in pochi e selezionati casi. All'Ospedale San Paolo è stata recentemente impiantata un'endoprotesi fenestrata per un grosso aneurisma dell'aorta addominale che coinvolgeva le arterie renali a loro volta mantenute pervie con il posizionamento di due stent metallici. L'intervento è riuscito con successo migliorando la perfusione dei reni. Esso è andato ad aggiungersi ai numerosi interventi di posizionamento di endoprotesi che rappresentano anche nel nostro ospedale una sempre più valida alternativa alla chirurgia tradizionale.
La prospettiva suffragata dai buoni risultati si rende disponibile anche grazie alle sinergie esistenti all'interno del nostro ospedale e che coinvolgono chirurghi vascolari aperti alle innovazioni e radiologi interventisti impegnati in queste procedure fin dagli albori.

prof. Gian Paolo Cornalba
Direttore Dip.Diagnostica per Immagini
Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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