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Giovedì 31 Marzo 2016
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Eccellenza contro la iperfosfatemia nell'insufficienza renale
Durante la progressione dell'insufficienza renale cronica si osserva un incremento dei parametri di ritenzione azotata e la concentrazione plasmatica di calcio e fosforo tende a modificarsi verso ipocalcemia e iperfosfatemia.
L'eccesso di fosfati, inoltre, è implicato nella mortalità e nella morbilità cardiovascolare osservata nelle persone che ricevono la dialisi cronica. D'altro canto l'iperfosfatemia è fattore di rischio indipendente per la calcificazione delle arterie coronarie e dell'aorta e della mortalità cardiovascolare e per tutte le cause a ogni livello di insufficienza renale.

La gestione efficace della iperfosfatemia è parte integrante della terapia dei pazienti in dialisi e le linee guida indicano i chelanti del fosforo, privi di calcio e alluminio, come classe di farmaci impiegata per riportare ai livelli fisiologici i parametri alterati.
In Italia, il centro di eccellenza di riferimento per il trattamento dell'iperfosfatemia in pazienti dializzati è quello dell'Ospedale San Paolo di Milano, indicato come tale dal 45,5% dei nefrologi (n=329) intervistati nell'ambito di un'indagine condotta da Dendrite, azienda esperta nelle valutazioni di credibilità delle personalità scientifiche.
Un risultato che affonda le radici nella ricerca scientifica portata avanti dagli anni '70 e testimoniata da Diego Brancaccio, cattedra di nefrologia presso Unità operativa di nefrologia e dialisi al quale è stato attribuito il riconoscimento di primo opinion leader nazionale (74% delle preferenze) e secondo, e unico italiano, a livello internazionale. "Fin dall'inizio la politica della nostra ricerca è stata quella di costruire ponti con altri centri di ricerche all'estero - afferma Brancaccio - dove hanno fatto esperienza molti dei nostri ricercatori che vantano ora un know how di elevato profilo".

"Proprio per questo motivo - prosegue l'esperto - oggi in Italia siamo considerati uno dei migliori gruppi per il controllo dei fosfati nei pazienti nefropatici ed esperti nell'uso di chelanti intestinali del fosforo alimentare.
Il futuro di questa terapia è sicuramente rappresentato da farmaci con maggiore attività così da poter ottenere gli effetti anche a dosi più ridotte e garantire l'indispensabile compliance del paziente".
Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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