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Giovedì 31 Marzo 2016
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La terapia post-chirurgica
Le pazienti sottoposte a chirurgia radicale per carcinoma mammario non metastatico, vanno considerate potenzialmente guarite. Esiste tuttavia un rischio di ricomparsa della malattia, sia a livello loco-regionale che in organi a distanza, di varia entità e correlato essenzialmente alle caratteristiche biologiche del tumore e alla sua estensione al momento dell' intervento chirurgico.
Tale rischio può essere significativamente ridotto attuando trattamenti definiti "precauzionali" (o "adiuvanti"), integrativi dell'atto operatorio stesso. In caso di asportazione della lesione neoplastica con procedure conservative, che lasciano cioè in sede una porzione residua della mammella operata con il fine di limitare la "mutilazione" dell'organo, è oggi ritenuto appropriato attuare una successiva radioterapia che "sterilizzi" il tessuto ghiandolare rimanente da eventuali focolai microscopici di malattia che potrebbero innescare una successiva ricomparsa del tumore. La radioterapia ha una azione protettiva solo locale, cioè sulla sede irradiata; il tumore della mammella può tuttavia recidivare anche in altri organi quali, ad esempio, l' apparato scheletrico, il fegato, i polmoni, le ghiandole linfatiche.
Per ridurre tale rischio, può essere consigliabile utilizzare trattamenti in grado di raggiungere tutti i diversi organi che potrebbero essere stati colonizzati da focolai iniziali di cellule tumorali, distaccatesi dal tumore prima dell' intervento chirurgico e non identificabili anche con le indagini radiologiche più sofisticate a causa delle loro dimensioni ancora estremamente limitate.

La decisione di utilizzare tali trattamenti, che sono costituiti dalla chemioterapia e/o dalla ormonoterapia, non si basa sulla effettiva identificazione di sedi di ripresa di malattia, ma sulla valutazione del rischio che tali localizzazioni possano sussistere; l'entità di tale rischio, e conseguentemente la intensità dei trattamenti precauzionali, dipendono dalle caratteristiche specifiche del tumore al momento della chirurgia.
Dagli anni settanta, epoca in cui si è dimostrata la efficacia della terapia precauzionale post-chirurgica, ad oggi i progressi sono stati costanti portando ad una efficacia protettiva sempre maggiore associata ad una crescente tollerabilità. Per quanto riguarda la chemioterapia, le tappe essenziali sono legate alla identificazione di nuovi famaci dotati di elevata efficacia come inizialmente le "antracicline" e più recentemente i "taxani".
Per quanto concerne invece la ormonoterapia, che per decenni si è basata sull' impiego di una molecola denominata "tamoxifene" , un importante incremento di efficacia protettiva è derivato in anni recenti dall'impiego degli "inibitori delle aromatasi".
Ancora più recentemente si è dimostrata per alcuni particolari sottotipi di carcinoma mammario, una efficacia estremamente elevata, accoppiata ad una buona tollerabilità, di uno specifico anticorpo monoclinale, denominato "trastuzumab" , in grado di riconoscere ed eliminare in modo selettivo le cellule tumorali.
La disponibilità di farmaci utilmente impiegabili per i trattamenti precauzionali postchirurgici del carcinoma mammario è quindi oggi molto ampia: la scelta degli specifici regimi di trattamento è almeno in parte orientata da specifiche "linee guida di condotta terapeutica" emanate dalle società scientifiche dedicate allo studio dei carcinomi mammari.
Rimane comunque essenziale la cultura scientifica e il discernimento clinico dell' oncologo medico che, in base alle caratteristiche del tumore asportato dal chirurgo e alle condizioni cliniche, psicologiche, famigliari di ciascuna paziente elabora la proposta terapeutica da esporre e condividere con la paziente stessa.
L'Oncologia Medica della A.O. San Paolo è fortemente impegnata nella ricerca clinica sulla terapia del carcinoma mammario; la partecipazione alle principali sperimentazioni cliniche in ambito sia nazionale che internazionale, consente di offrire ai pazienti l'accesso a trattamenti farmacologici innovativi, nel costante sforzo di identificare modalità sempre migliori di trattamento.

dr. Luca Fumagalli, dr.ssa Sarah Caldiera, dr.ssa Sabina Oldani - prof. Paolo Foa - Direttore U.O. di Oncologia Medica


Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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