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Giovedì 31 Marzo 2016
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Una storia
P. T. è una giovane donna di 35 anni. È alla tredicesima settimana di gravidanza: è incinta di un bimbo, o una bimba, lungamente desiderato e accolto con gioia. Giunge in ospedale per un controllo, una visita chirurgica per un nodulo al seno destro. Il nodulo è lì da pochi mesi e, per quanto P. abbia inizialmente pensato ai cambiamenti dovuti alla gravidanza, adesso è preoccupata. Il suo medico di Medicina Generale dopo la visita l'ha immediatamente inviata all'Ambulatorio di Senologia del San Paolo per un accertamento. Dopo una serie rapida di esami, il senologo ha davanti a sè il referto: tumore maligno della mammella con recettori ormonali positivi e sospette metastasi ai linfonodi ascellari. Questo esito dovrà essere comunicato alla donna, convocata entro breve, brevissimo tempo.

La diagnosi drammatica: questi tumori possono avere una buona prognosi ma verosimilmente si richiederà una terapia adiuvante quella chirurgica, che difficilmente potrà essere compatibile con la gravidanza. La paziente dovrà prendere una decisione drammatica: portare a termine la gravidanza, rischiando la propria vita o, per avere una maggior probabilità di prognosi favorevole, rinunciare al bambino.
Quali possibili interventi sono a carico del Servizio di Psicologia in un caso così drammatico?
La prima forma d'intervento, quello clinico, è facilmente comprensibile: il chirurgo può segnalare alla paziente che uno psicologo del Servizio la può appoggiare nel doloroso percorso emotivo che seguirà la decisione, qualunque essa sia.
La risposta emotiva della donna può di per sè essere problema clinico accanto a quello biomedico: il Servizio è allora chiamato a intervenire nel momento critico della decisione o successivamente ad essa.

Ma, ancora prima della decisione e di quello che ne segue, c'è un'altra area in cui gli psicologi possono essere utili nella situazione descritta.
Torniamo al chirurgo e agli esami che ha davanti. Come informare la donna dei risultati? Che parole usare? Che spazio dare alle emozioni? Come aiutarla - anche - a decidere? Presso il nostro Ospedale - spesso - si forma una micro équipe: il chirurgo, l'oncologo, lo psicologo, se possibile un infermiere. Si discutono le domande sopra riportate, ed altre. E' il chirurgo che parlerà con la donna ma il colloquio sarà stato, come dire, "accompagnato" da una presa in carico di gruppo.

La prognosi di P.T. non cambierà naturalmente a seguito degli interventi psicologici descritti.
Ma è chiaro che in un lavoro di équipe e in un clima diffuso e necessario di attenzione alla persona, la scelta di offrire ai pazienti ed ai loro famigliari un Servizio di Psicologia e la professionalità dello psicologo trasforma il concetto di 'umanizzazione degli ospedali' in un percorso concreto, praticabile, culturalmente interessante.

prof. Egidio Moja - Direttore U.O.Psicologia Clinica


Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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