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Giovedì 31 Marzo 2016
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L'infertilità di coppia e le infezioni della via seminale
Una infezione o una infiammazione del tratto seminale è riscontrabile nell'8-35% dei maschi che afferiscono ad un centro per la diagnosi e cura della infertilità. In tali casi spesso il danno sulla via seminale si è gia verificato e può essere irreversibile. Per prevenire molti casi di infertilità maschile è dunque essenziale prevenire le infezioni della via seminale.
Molte infezioni sono asintomatiche quindi i segnali sfumati della loro presenza non vengono riconosciuti. La loro presenza si cronicizza e spesso le conseguenze vengono all'attenzione dell'andrologo al momento della ricerca di una gravidanza.
Le cause:
Le infezioni virali cronicizzate che interessano solo uno dei partner costringono la coppia ad avere rapporti protetti.
Ciò rende impossibile la gravidanza spontanea e, al momento della ricerca di un figlio, costringe all'uso di tecniche di Fecondazione Assistita, con minori possibilità di successo. Un maschio con HIV, HCV e HBV deve avere rapporti protetti onde evitare che la compagna sia esposta al contagio.
La patologia HIV è un fattore di rischio significativo considerando che 1/5 dei casi italiani sono concentrati nella provincia di Milano. Deve far riflettere che oggi il 42% dei contagi avviene per via eterosessuale. La progressione della malattia virale altera la morfologia e la motilità degli spermatozoi e favorisce la leucospermia. Talvolta tali malati hanno un tasso ridotto di testosterone e ciò può influire negativamente sulla spermatogenesi. Per le infezioni da HCV e HBV non sono dimostrati danni diretti sullo sperma. Possono verificarsi danni indiretti sul metabolismo degli steroidi indotti da epatopatia.
Visto il tasso di sopravvivenza in molte di queste infezioni croniche, alcuni di questi soggetti cercheranno figli pur non potendo condurre rapporti non protetti. Prevenire quindi l'infezione significa prevenire un rischio di infertilità. Le infezioni batteriche possono causare danni irreversibili nella via seminale, soprattutto se misconosciute per anni in quanto asintomatiche. Le forme più comuni sono le uretriti da clamidia, micoplasma e gonococco. La Neisseria e la clamidia penetrano nell'epitelio e causano una reazione piogena.
La prevalenza della clamidia nelle fasce giovanili va dal 3 al 10%. Dall'8 al 20% delle infezioni da clamidia progredisce verso una malattia infiammatoria pelvica (PID). Il rischio di infertilità interessa il 25% dei soggetti che hanno subito un episodio di PID e interessa fino al 60% dei soggetti con tre episodi di PID. Il 67% delle partner di maschi affetti da infezione da clamidia è a sua volta affetto. L'assenza di sintomatologia indotta da tale infezione la rende ancora più pericolosa e responsabile di episodi di ostruzione della via seminale. L'infezione da micoplasma è meno pericolosa in quanto più spesso sintomatica. La prevalenza del micoplasma genitalium è del 6% nell'uomo. La problematica è spesso legata alla resistenza di tale germe ai comuni antibiotici.
Il 63% dei maschi trattati con tetraciclina per micoplasma risulta successivamente ancora infetto.
Le conseguenze:
Una qualsiasi infezione della via seminale può innescare una catena di eventi che implicano una alterazione della via seminale con alterazione dei parametri seminali, della reazione acrosomiale o del DNA. La catena di eventi, comuni a molte patologie anche in altri distretti include un'aumentata concentrazione di leucociti, radicali liberi dell'ossigeno (ROS), citochine, fattori immunologici. L'aumento dei ROS sembra diminuire la capacità anti ossidante del plasma seminale.
Il Trattamento:
Un trattamento antibiotico, antiflogistico e antiossidante mirato a casi specifici può ridurre il numero di leucociti seminali, migliorare i parametri seminali e migliorare il successivo tasso di gravidanza.
La Prevenzione:
La prevenzione verso le infezioni batteriche si attua anche con visite periodiche a fronte di minimi disturbi nella via genitale maschile. La lieve disuria o il fastidio nell'eiaculazione devono spingere ad un esame andrologico approfondito e non ad un trattamento antibiotico a largo spettro aspecifico.
Molti pazienti maschi giunti a visita per infertilità mostrano esiti calcifici di prostatiti croniche mai riconosciute e trattate adeguatamente. Il fattore prognostico più importante in merito alla capacità fertilizzante di un maschio colpito da un'infezione batterica è l'assenza di danni cicatriziali da processi cronici che possono ostruire l'epididimo o i dotti eiaculatori creando una dispermia irreversibile.
La migliore cura della sterilità maschile è dunque una diagnosi precoce andrologica ed il migliore approccio alla sterilità di coppia è una valutazione accurata di entrambi i partner. Ciò permette spesso di evitare la necessità di una fecondazione in vitro, ma soprattutto futuri disturbi genitali.

dr. Mario Mancini - Unità di Andrologia e Centro di PMA - Direttore prof. Giovanni Maria Colpi

Per commenti e/o informazioni: urp@ao-sanpaolo.it

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